Come recuperare l'IVA sugli scontrini dei dipendenti: la guida operativa 2026

Trasferte, pranzi di lavoro, carburante: ogni mese le aziende perdono migliaia di euro di IVA. Ecco come riprendersela.
a cura di:
Dariush Haghighi Tajvar
ULTIMO AGGIORNAMENTO:
19.05.2026
In poche parole...

Per recuperare l'IVA su una spesa serve la fattura intestata all'azienda. Lo scontrino non basta.

La buona notizia: la fattura può essere richiesta anche dopo, per lo stesso acquisto. Così gli scontrini che i dipendenti accumulano ogni mese non si trasformano in IVA persa.

Ogni azienda con dipendenti che si muovono lo sa: a fine mese arrivano nota spese piene di scontrini. Pranzi, taxi, benzina, qualche acquisto urgente. E ogni scontrino è IVA che, così com'è, non torna indietro.

Il problema non è la legge. È il momento in cui ci si accorge che servirebbe una fattura: di solito troppo tardi, fuori dal locale, lontano dal distributore. Vediamo come funziona davvero il recupero dell'IVA sugli scontrini e cosa si può fare per non lasciarla per strada.

Perché lo scontrino non permette di detrarre l'IVA

Il documento che fa fede per la detrazione IVA è la fattura. Sempre. Lo scontrino, per quanto regolare, certifica l'acquisto ma non basta a recuperare l'imposta.

È una regola scritta nel DPR 633/1972: il diritto alla detrazione si esercita solo con una fattura intestata al soggetto IVA che ha sostenuto la spesa. Senza ragione sociale e partita IVA dell'azienda sul documento, l'IVA pagata resta un costo.

Per un'azienda con dipendenti in trasferta, questo si traduce in liquidità persa ogni mese.

Quanto vale l'IVA persa: un calcolo concreto

Prendiamo un'azienda con 10 dipendenti che fanno trasferte regolari.

Voce di spesa Spesa media mensile per dipendente IVA recuperabile
Pranzi di lavoro e trasferte 250 € ~22 €
Carburante (se non già fatturato) 150 € ~27 €
Materiale di consumo e cancelleria 50 € ~9 €
Pernottamenti occasionali 100 € ~9 €
Totale per dipendente 550 € ~67 €

Su 10 dipendenti, sono 670 € di IVA al mese. In un anno fanno oltre 8.000 € che, senza fattura, restano fuori dal bilancio.

La fattura si può richiedere anche dopo lo scontrino

Qui sta il punto che molte aziende ignorano: non è obbligatorio chiedere la fattura in cassa. Si può ottenere dopo, per lo stesso acquisto.

L'Art. 22 del DPR 633/1972 stabilisce che l'esercente è tenuto a emettere fattura se il cliente la richiede. La norma non fissa un termine perentorio: la richiesta può arrivare anche giorni o settimane dopo lo scontrino. L'Interpello AdE 7/2019 ha confermato questa possibilità in modo definitivo, chiarendo anche il meccanismo tecnico che evita all'esercente la doppia tassazione.

E c'è di più: la richiesta non deve necessariamente arrivare dal dipendente che ha pagato. L'Art. 21 DPR 633/1972 consente di delegare l'operazione a un soggetto terzo. L'azienda non è costretta a far chiedere fatture ai propri dipendenti in cassa.

Come si imposta il processo in azienda

Per recuperare davvero l'IVA sugli scontrini, serve un flusso semplice e ripetibile.

  1. Raccolta degli scontrini: i dipendenti fotografano o conservano gli scontrini delle spese aziendali. Meglio se la raccolta è digitale e centralizzata: app per le note spese, email dedicata, gestionale.
  2. Identificazione delle spese recuperabili: non tutto è detraibile. Sono recuperabili le spese inerenti all'attività d'impresa, effettuate presso esercenti con partita IVA italiana, e non rientranti nei casi di indetraibilità oggettiva (per esempio alcune spese di rappresentanza).
  3. Richiesta delle fatture ai merchant: per ogni scontrino recuperabile, qualcuno deve contattare il merchant e richiedere la fattura, fornendo i dati fiscali dell'azienda e gli estremi dello scontrino. Può farlo il dipendente, può farlo l'ufficio amministrativo, può farlo un soggetto delegato.
  4. Registrazione e detrazione: le fatture arrivano via Sistema di Interscambio. Il commercialista le registra e l'IVA viene detratta nella prima liquidazione utile.

Cosa cambia per il business

Recuperare l'IVA sugli scontrini non è un'operazione fiscale opzionale. È liquidità reale che torna in azienda.

  • Migliaia di euro l'anno di IVA recuperata, proporzionali al volume delle trasferte
  • Zero attrito per i dipendenti, che non devono più negoziare con cassieri e gestori
  • Tracciabilità completa: ogni scontrino è collegato a una fattura ricevuta via SdI
  • Compliance automatica con le regole AdE su fatturazione e detrazione

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